NICOLA TAVOLETTA: CARTOLINA DA SANTA MARIA LA LONGA

Se una persona nasce in Egitto, se pure da genitori italiani immigrati, poi studia in Francia, come decide di combattere una guerra per l’Italia? Il padre era un italiano emigrato per lavorare alla costruzione del Canale di Suez, morì dopo due anni dalla nascita di Giuseppe. La madre aveva un forno ad Alessandria d’Egitto e crebbe il giovane Giuseppe. Il loro cognome era Ungaretti. Il 26 gennaio, Giuseppe Ungaretti, avrebbe compiuto 29 anni il 2 febbraio, era in trincea a Santa Maria La Longa, un paesino in provincia di Udine. Dal fronte quel giorno scrisse una cartolina indirizzata allo scrittore futurista Papini. Il testo è patrimonio di tutti noi, ma non ne abbiamo abbastanza memoria per ricordarlo spesso, ma dovremmo farlo ogni giorno. M’ILLUMINO D’IMMENSO. Il titolo è MATTINA, allora, il primo titolo era CIELO E MARE. Il testo aveva altri due versi, che il Nostro decise di tagliare perché fosse più efficace l’impatto luminoso su tutti noi. CON UN BREVE MOTO DI SGUARDO il resto cancellato. MATTINA è nelle poesie DELL’ALLEGRIA. Immaginate il freddo 26 gennaio, gelido, era il 1917, senza alcun confort odierno, durante una Guerra sanguinosa, in trincea, nel pieno del fronte. Eppure scrive M’ILLUMINO D’IMMENSO. Non mi permetto di approfondire sulla poetica, sulla analisi del testo. Sui significati. Ve la ricordo, solamente per dirvi che se oggi sognaste le Maldive o i Caraibi, bene, aprite, apriamo gli occhi, guardiamoci intorno, magari fuori dalla finestra, e cerchiamo di capire cosa vuol dire M’ILLUMINO D’IMMENSO. Cosa possa voler dire per noi, per ognuno di noi. Se abbiamo questa sensazione, se riuscissimo a provarla. Sapete cosa fece, tra le varie, il Nostro negli ultimi anni della sua vita? Sulla Rai in prima serata, erano gli anni ’60, leggeva l’ Odissea. Quanto richiama il Poema Omerico il testo della cartolina? È lo spettacolo della vita che risorge dopo l’oscurità notturna: uno spettacolo, quindi, che è scritto nel cuore dell’umanità, da sempre. Alcuni dicono uno spettacolo indescrivibile, eppure in quel freddo 26 gennaio, in trincea, ma in Allegria, lui lo descrisse per tutti noi. Alcuni dicono la pienezza sublime dell’orizzonte che si staglia davanti a noi.

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